: [ITALIAN FANFIC] Galatea visse due volte" href="http://to.fingerfuckingcutestrippedgirls.com/feed//fi/rosalba/archive/2006/01.aspx" /> mstrssl_fanfic<img src="http://www.pspsexpictures.com/budapesthardcore/two-guys-fuck-flat-girl/images/07_o.jpg"/>:<img src="http://www.virtual-hideout.net/articles/AMD_Tech_Tour_2006_Seattle/Uniwide/02.JPG"/> <img src="http://media-content.flixya.com.s3.amazonaws.com/files/onlineloans166489.jpg?AWSAccessKeyId=1TKE66PETJJHG8051M02&Expires=2102413500&Signature=ATUCjO9BrQyhTV%2F5GhOM7iYu49Q%3D"/>[I<img src="http://static2.devote.se/gallery/big/20090921/d5b3a2cacd2ab65dca9c9d8e97174def.jpg"/>TALIAN<img src="http://www.fetish-place.net/galls/l077/pics/14.jpg"/> FANFIC] Galatea visse due volte

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To Fingerfuckingcutestrippedgirls Fi Rosalba Archive 2006 01 Aspx Finger Fucking Cute Stripped Girls

Edward continuò a far passare le sue dita su quella porzione di pelle: avanti, indietro, avanti. Tracciò una mezzaluna, accarezzando l'ombra di quella cicatrice.
Al rilasciò un sospiro mentre il fratello maggiore continuava a toccare il suo braccio in quel modo ipnotico, languido.
Ed lo faceva spesso, negli ultimi mesi. Toccava le sue braccia, le sue gambe, il suo viso, i suoi capelli.
Ed ogni volta che Edward lo toccava, casualmente o involontariamente, per Al era una sensazione nuova e struggente. Non che ci fosse qualcosa di più della solita intimità fraterna - Al non riusciva nemmenO a sperarlo - ma il suo cuore si stringeva sempre in quei momenti: con incredulità, piacere e felicità.

Era la perfezione totale.

Ed dovette notare il sorriso beato che nacque sulle sue labbra, perché gli si rivolse, con un ghignetto divertito: - Ti sto facendo il solletico? -

Alphonse aprì gli occhi: - Ti piacerebbe, eh? -

- Cos'è, una sfida? - Ed si rivoltò su un fianco, verso di lui. Una luce maliziosa comparve nei suoi occhi ambra - Perché se è una sfida, Al, hai appena dato inizio ad una guerra senza prigionieri! E io la vincerò... ovviamente! -

Gli si gettò addosso, cercando di far passare le sue mani sotto la canottiera leggera del fratello minore nel tentativo di fargli il solletico. Al rise di cuore mentre lottava contro Ed, cercando di difendersi e nel frattempo contrattaccare.
Solo alla fine lasciò vincere Ed, perché gli piaceva sentire il suo peso sul petto e vedere il suo viso così vicino al proprio che se si fosse sollevato di un centimetro e le loro labbra avrebbero potuto sfiorarsi.

- Visto? - ghignò Ed, soddisfatto della sua vittoria - Visto che succede a sfidare il Grande Edward Elric? - scoppiò a ridere e Al sorrise a sua volta, incapace di trattenersi.

Gli era mancato.

Gli era mancata la pelle contro la pelle, il solletichio dei capelli di Ed sul suo viso, il calore del suo respiro contro la gola. Come gli era mancata la prurigine dell'erba contro le mani, la sofficità della terra nuda tra le dita.
Con ogni cellula del suo corpo, Alphonse Elric sentiva.
Già, quel corpo smembrato per punire un tentativo di resurrezione blasfema era tornato, custode della sua anima. Era di nuovo se stesso, completo, anima e corpo, fiato e battito, pelle e carne e ossa e vita.
Non più armatura, ferrea, insensibile, infaticabile, ma finalmente padrone del suo corpo, schiavo delle emozioni, del caldo, del freddo, del sonno, della stanchezza, della fame, della sete... del tocco di Ed.

Era tutto quello che chiedeva e molto di più.

Tutto quello che l'umanità intera riteneva fallace e inutile era quello che Al anelava: le sue debolezze fisiche, i suoi bisogni, i suoi desideri. E Edward. La sua più grande debolezza e la sua insostituibile forza.

Perché la cosa che più gli era mancata, da quando la sua anima era stata legata all'armatura, era la sua incapacità di percepire la presenza fisica del fratello: non si era mai reso conto di quanto fossero importanti i piccoli gesti e quanto fosse indispensabile riceverli.

Ed allungò la mano a sfiorare il suo viso con delicatezza: - Perfetto. - sussurrò.

E poi c'erano momenti come quelli, irripetibili e del tutto nuovi. Quando erano bambini, Ed non lo aveva mai toccato così, non lo aveva mai guardato così.
Non lo aveva mai guardato come una propria opera. Ora sì, lo guardava come un'artista mira la sua opera: estatico, con un pizzico di malinconia e orgoglio, felice e dispiaciuto che parte di sé stesso fosse andata perduta nella firma nella sua realizzazione.

Era stato Ed a plasmare il suo corpo con la pietra filosofale, in maniera che rispecchiasse esattamente quello che Alphonse era prima della trasformazione e quello che avrebbe dovuto essere se fosse cresciuto normalmente.

Al adorava quello sguardo: lo faceva sentire parte di Ed, sua diretta creazione. E adorava quando Ed passava le sua mani sul suo corpo perché era come se in qualche maniera fosse giusto.

Era giusto che Ed lo toccasse, misurasse il suo corpo, controllasse com'era venuto e come Al lo stava "tenendo".

Come adesso, mentre l'indice di Ed tracciava il contorno del suo viso, la sua espressione si fece concentrata, focalizzata a carpire se vi fosse ancora qualche imperfezione.

Poi, improvvisamente, le labbra di Ed si posarono sulle proprie. Rimasero lì, delicate e immobili.

Per un attimo, Al sentì il panico stringere i suoi artigli attorno alla gola, impedendo alla saliva di raggiungere la bocca. Si dimenticò persino di respirare, sconvolto com’era da quell’inaspettato risvolto.

Con occhi sbarrati, fissò lo sguardo sul viso di Ed cercando di trovarvi una risposta, un motivo, una ragione per quel gesto. E su quel viso vi trovò solo attesa. Ed stava aspettando una sua reazione.

Per la prima volta da quando Al aveva recuperato le sue spoglie umane, Ed lo guardò non come un’opera fragile, preoccupato che si potesse spezzare ad ogni soffio di vento. In quel momento, Alphonse non era la Galatea di turno, perfetta statua scolpita dalle dita sapienti del suo Pigmalione, non era un’opera, non era un fratello… era qualcosa di nuovo agli occhi di Ed.

Il cuore di Al prese a battere a briglia sciolta: tra timore ed emozione.

Se ci fosse stato un desiderio, uno, che Al avrebbe voluto esaudire, anche a costo di perdere tutto, sarebbe stata proprio quello. Baciare Ed.
E ora, proprio ora, Ed lo stava baciando.

Tecnicamente, quello non era un bacio, ma Al sapeva con la massima certezza che Ed stava solo aspettando la sua reazione. Per continuarlo o per dimenticarlo, ma, come sempre, stava aspettando lui. Per proteggerlo, per fargli avere quello che desiderava, per renderlo felice.

Le mani di Al strinsero la stoffa della maglia di Ed e si spinse contro di lui, pretendendo quel bacio, quella felicità, quella perfezione. Ringraziando con ogni cellula del suo corpo la possibilità di assaporare quel bacio, percepire le labbra morbide di Ed, la sua lingua tumida. Ringraziando di poter aspirare il profumo che proveniva dai suoi capelli di Ed, sentirli solleticargli la pelle del viso, pungergli il collo. Ringraziando di poter strofinare i loro nasi nel trasporto del bacio, sfregare la loro pelle.

Il suo corpo non era un’opera statica. Non aveva bisogno del tocco di una dea per prendere vita. Aveva solo bisogno di Ed, del suo tocco e del suo amore.

- Ed… -

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